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Dalla storia a noi

“La Storia dei Borghi dell’Eremo inizia da molto lontano, quando gli antichi sentieri posti sulle creste di queste colline garantivano un passaggio sicuro alle popolazioni etrusche che si spostavano tra le lucumonie di Chiusi e Perugia. Nell’area di Monte Arale, nella quale siamo inseriti, era stata ipotizzata la presenza dell’importante tempio etrusco dedicato a Diana, la dea della caccia, mai rinvenuto fino ad ora.

Prima della fondazione dell’abbazia Benedettina denominata San Giovanni dell’Eremo attribuita dalle fonti storiche intorno al XII secolo, è ipotizzato che sulla stessa area sorgesse un luogo fortificato della linea confinaria del corridoio Bizantino (tra il VI e l’VIII sec. d.C.). In territorio longobardo, era caratterizzato soprattutto dalla posizione strategico militare, circondato da strutture murarie fortificate, molto rilevante come nodo stradale per la posizione nel reticolo viario strategico ai tempi.

Le condizioni ambientali possono aver favorito la precoce presenza dei monaci benedettini prima e monaci camaldolesi poi, di cui abbiamo notizia certa già da 1206. I monaci camaldolesi custodivano infatti i segreti per la fusione del vetro, ereditata dai romani. I membri di questo ordine, infatti, vedevano nell’uso del vetro un modo di glorificare Dio e si dedicavano alla fabbricazione di questo materiale nei loro monasteri. Oltre a pregare, svolgevano lavori di carattere artigianale continuando antichi mestieri e insegnandone i segreti ad altri confratelli, leggevano, studiavano e si occupavano di erbe medicinali (ancora facilmente reperibili all’interno della tenuta).

Si presume che fabbricassero vetro qui all’Eremo di San Giovanni, con dei forni fusori con dentro i crogioli, necessari per ottenere la fusione del vetro, materiale utile ad ottenere fiale e contenitori,  poiché certi infusi di erbe non potevano essere conservati nella terracotta, abitualmente usata. I contenitori di vetro, leggeri e riutilizzabili, erano, inoltre, più facilmente trasportabili.

La scelta di questo luogo per la creazione del vetro era facilitata dalla fitta presenza nei nostri boschi di un elemento fondamentale alla fusione: la felce. Dalla combustione della macerazione ricavata da questa pianta si ottiene infatti la cenere di soda.

Si ha notizia che ai monaci dell’ordine camaldolese erano stati affidati la lavorazione delle vetrate artistiche del duomo di Orvieto, nel 1295. Questa arte vetraria, avviata qui all’Eremo, venne tramandata agli abitanti di Piegaro che continuarono con cura e passione questa tradizione artigianale, da allora fino ai giorni nostri.

L’Abbazia di San Giovanni dell’Eremo ebbe il suo periodo di massimo splendore all’inizio del 1400. Gli Annalisti si soffermano lungamente a parlare di un abate di nome Gaspare della nobile famiglia dei Rossi, che partecipò al concilio di Costanza (a. 1415) con incarichi importanti. Papa Martino V lo designo nel 1421 vescovo di Foligno e nel 1424 vescovo di Frigento in Irpinia. A questo titolo partecipò al concilio di Basilea.

Questo periodo di lustro durò fino al 1471, quando Papa Sisto IV abolì l’antico Monastero di San Giovanni dell’Eremo  (in quell’anno nel piccolo monastero erano presenti 6/8 monaci cistercensi di origine francese) e fù eretta la commenda con il titolo di Abbazia. Il primo commendatore fù il Cardinal Della Rovere, seguirono i Cardinali Farnesi, Giustiani, Ludovisi, Mattei, Alessandri, Paolo, Barberini, Colonna, Carpegna. Nel 1752 si ha notizia che il Cardinale Sagripanti prese possesso dell’abbazia conferita direttamente da Papa Benedetto XIV, a seguire Cardinal Lambertini Bolognesi. Nel 1795 fù investito il Cardinal Rinuccini, a seguire Monsignor Carlo Caselli e Cardinal Gazzoli. Nel 1816 ne prese possesso il Cardinal Gabrielli, principe romano.

I Cardinali che si sono avvicendati erano i titolari della commenda ed affidavano ad un “affittuario” del posto la gestione degli interessi e le produzioni agricole, in cambio di una rendita e dell’obbligo di manutenzione delle chiesa e della custodia della stessa e delle sue funzioni.

Numerose lettere e manoscritti narranti la storia dell’Abbazia sono custoditi all’interno dell’Archivio Vescovile di Città della Pieve, nel periodo che va dal 1500 a fine 1800, dove, tra le missive tra l’affittuario e gli incaricati della Curia, si riescono a comprendere benissimo le dinamiche attive all’interno della tenuta (presumibilmente estesa allora come ai giorni nostri), e vi si riportano i ricavi ottenuti dal taglio dei boschi, dalle produzioni agricole (principalmente grano e frutta),le specifiche delle risorse impiegate e, non per ultimo, gli incarichi affidati ai parroci della Chiesa di San Giovanni che gestivano e custodivano anche le Chiese site in Piegaro e tutte le attività delle confraternite paesane. Uno specchio affascinante dei secoli scorsi, riportato in eleganti pergamene romanticamente scritte a pennino e calamaio.

Tra i proprietari recenti della tenuta risulta la famiglia Moretti almeno fino alla metà del secolo scorso, vi segue una famiglia di origine libica e la Famiglia Cofano che ne ha sviluppato le caratteristiche agrituristiche e ha effettuato l’ultimo passaggio di consegne con la Famiglia Galletti, attuale proprietaria.

La Famiglia Galletti ha con enorme passione e dedizione iniziato fin da subito la ristrutturazione di tutta la tenuta, incominciando dalla azienda agricola, reinserendo dapprima gli allevamenti, poi recuperando le centinaia di olivi che versavano in stato di abbandono e piantumando nuovi alberi da frutto e nuove colture, oltre alla valorizzazione della antica riserva di caccia.

Successivamente è iniziato il recupero di “La Crocicchia”, orientando la ristrutturazione degli ambienti nel desiderio di realizzare una location esclusiva per eventi e matrimoni, sogno concretizzato dal successo che la location stà ottenendo negli ultimi anni.

Iniziato nel  2016, finalmente nel 2021 ha visto la luce il progetto dell’ospitalità di San Giovanni dell’Eremo, ovvero il progetto di recupero dell’antica abbazia e la colonica annessa per realizzare un’area di ospitalità, ristorazione e benessere. Dopo tanti anni e lunghe vicissitudini causate dall’avvento della pandemia, anche questa elegante location ha aperto le sue porte agli ospiti italiani e internazionali, attirati dalla bellezza degli ambienti e dall’originalità del progetto, ovvero quella di offrire un’ospitalità elegante ma a misura d’uomo, che mette al primo posto il rapporto umano e la qualità dei servizi, oltre ad una straordinaria rivisitazione della cucina umbra.

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